Confesercenti Chieti spinge verso fusione Camera di Commercio con Pescara

Menna e Legnini: “La fusione con Pescara usata come paravento per beghe interne alla Camera. Rischiamo di perdere l'Ente”

Confesercenti Chieti spinge verso fusione Camera di Commercio con Pescara

CHIETI, CONFESERCENTI: “CON STOP A FUSIONE, CHIETI PERDERA’ LA CAMERA DI COMMERCIO”. «Dopo la Prefettura, Chieti rischiava di perdere anche la Camera di commercio: questo sarebbe stato l’unico effetto della sospensione della fusione con la Camera di commercio di Pescara, progetto che invece fissa a Chieti la sede unificata. E tutto questo sarebbe avvenuto solo per beghe interne alle associazioni: noi non ci stiamo e continueremo a batterci con tutte le nostre forze». Lo affermano il presidente provinciale di Confesercenti Franco Menna ed il direttore Lido Legnini, dopo la seduta del Consiglio camerale nella quale si è affrontata la richiesta, avanzata da alcune organizzazioni, di fermare il processo di fusione.

«Basterebbe leggere le carte – spiegano Menna e Legnini – per verificare che di fronte ad uno stop del processo di fusione, Chieti avrebbe avuto la certezza di perdere la Camera di Commercio in quanto sarebbe rientrata fra le Camere oggetto della riforma della Pubblica amministrazione, che impone la riduzione degli enti camerali da 105 ad un massimo di 60 prevedendo il commissariamento di quelli che non hanno già iniziato autonomamente il processo di fusione. Con lo stop alla fusione con Pescara, e di fronte al mancato avvio della fusione fra Teramo e L’Aquila, per la nostra provincia si sarebbero aperte due strade: o la Camera unica regionale con sede a L’Aquila, o l’imposizione da Roma di un percorso molto simile a quello utilizzato per le prefetture, criteri che penalizzano Chieti. Il progetto di fusione che stiamo portando avanti, invece, prevede già che la sede della Camera unificata sarà a Chieti. Spiace – proseguono i vertici di Confesercenti – che si voglia mettere a rischio un pezzo decisivo dell’economia teatina solo per beghe interne alla governance della Camera, facendo un danno enorme alle nostre imprese ed al territorio. Anche la questione del bilancio del “Marina di Pescara” è un pretesto strumentale: tutti sanno che il Ministero dello Sviluppo economico ha raccomandato di affrontare le questioni di bilancio solo dopo le fusioni, e tutti sanno che i bilanci degli enti pubblici sono certificati da più livelli di controllo e dunque non si capisce come si possa parlare di illegalità o mancata trasparenza. Altra cosa è il rilancio della struttura. Ecco perché lanciamo un appello a tutti i soggetti in campo: affrontiamo una volta per tutte il nodo della governance della Camera, ma non mettiamo a rischio Chieti e la sua provincia per piccoli fini interni di posizionamento».

Redazione Independent

venerdì 18 settembre 2015, 11:15

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