Chiude la caserma Rav

Chieti - Decide il Ministero della Difesa: via il luogo simbolo del servizio di leva. Di Primio: «Daremo battaglia»

Chiude la caserma Rav

UNA BATTAGLIA PERSA - La battaglia contro la soppressione del 123° Reggimento Chieti d’istanza presso la Caserma Berardi sembra essere giunta al capolinea. E' fresca infatti la notizia della decisione del Ministero della Difesa di chiuderà, entro il 2012, la caserma simbolo del capoluogo teatino. In città scoppia la polemica dello Stato maggiore dell'esercito, delle Istituzione e dei sindacati. Era proprio necessario?

IL SINDACO CONTRARIO - In prima linea, manco a dirlo, è il sindaco della Città di Chieti, Umberto Di Primio che spiega l'excusus della posizione dell'Ente. «Già dal giugno del 2010 - ha detto Di Primio - ovvero poco dopo il mio insediamento, ho espresso al Ministro della Difesa Ignazio La Russa tutte le contrarietà circa la chiusura della Caserma, luogo da sempre legato all’orgoglio e all’onore dei teatini. È stato, quindi, grazie all’interessamento della mia Amministrazione che la stessa è riuscita a scongiurare la sua chiusura e ad ottenere un prolungamento di permanenza sul nostro territorio fino al dicembre 2012, termine “interlocutorio” sul quale il Comune di Chieti ha sempre ribadito la sua contrarietà. Da alcuni giorni, alla luce dell’ultima audizione in Senato dello stato di avanzamento dei provvedimenti di soppressione e riorganizzazione concernenti la riforma strutturale delle Forze Armate, ho chiesto un incontro urgente con il Ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, affinché il percorso intrapreso per la sopravvivenza del 123° possa continuare a maturare i suoi buoni frutti e la sua appartenenza alla nostra città. Pur consapevoli dell’enorme sforzo - ha continuato il Sindaco - che a tutti si richiede per il contenimento della spesa pubblica continueremo a lottare contro qualsiasi termine di chiusura del 123° RAV “Chieti”, nel rispetto della sua straordinaria ed encomiabile storia, per l’economia cittadina e per il personale che stabilmente, per motivi professionali, risiede con le proprie famiglie nella nostra città». Un appello che suona tanto come una resa preventiva. Ma i tempi che viaviamo impongono un raziocinio nella gestione della cosa pubblica e, detto francamente, la spesa militare va assolutamente ridimensionata.

Marco Beffe

mercoledì 29 febbraio 2012, 16:58

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