Chiesta la 'zona economica speciale' per L'Aquila per arginare la perdita dei posti di lavoro

Le categorie produttive hanno avanzato la richiesta per rilanciare sviluppo e occupazione nelle aree del cratere sismico

Chiesta la 'zona economica speciale' per L'Aquila per arginare la perdita dei posti di lavoro
CATEGORIE PRODUTTIVE CHIEDONO ISTIRUZIONE DELLA ZONA ECONOMICA SPECIALE. “Una zona economica speciale per la provincia dell'Aquila. Il ricorso all'Obiettivo 1, già sperimentato in passato, o ad altre forme di agevolazione “ad hoc” per rilanciare sviluppo e occupazione nel territorio”. E' la richiesta all'Unione Europea, emersa dal Tavolo delle categorie produttive che ha lanciato, nelle scorse settimane, la Vertenza aree interne. Alla riunione, promossa da Confindustria L'Aquila Abruzzo interno, che si è svolta nella sede degli Industriali, all'Aquila, hanno preso parte i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali che aderiscono all'iniziativa: Marco Fracassi, presidente Confindustria, Carlo Imperatore, direttore Confindustria L'Aquila, Ezio Rainaldi, delegato di Confindustria alla ricostruzione, Celso Cioni, direttore regionale Confcommercio, Ettore Barattelli, presidente Ance provincia dell'Aquila, Umberto Trasatti, segretario provinciale Cgil, Paolo Sangermano, segretario Cisl provincia dell'Aquila e Clara Ciuca, Uil. “L'idea è quella di lanciare una proposta concreta”, ha spiegato Fracassi, “per evitare lo spopolamento del nostro territorio, un fenomeno già in atto, portare nuove iniziative imprenditoriali e di investimenti, che abbiamo una ricaduta occupazionale, e accompagnare la ripresa economica delle aree interne”. Passaggio che non può prescindere, secondo i rappresentanti del Tavolo della categorie produttive “da una politica mirata a favore delle aree interne, che preveda risorse, tempi certi di erogazione delle stesse, individuazione della tipologia di intervento e servizi, anche infrastrutturali. Politica che si traduce nell'individuazione di misure specifiche per la provincia dell'Aquila, che possono essere l'Obiettivo 1, piuttosto che la zona franca o una zona economica speciale”. “L'appetibilità di un territorio come il nostro”, ha dichiarato Fracassi, “dipende da una serie di fattori: disponibilità di nuovi lotti per insediamenti, infrastrutture, incentivi per la creazione di posti di lavoro stabili, ma soprattutto una fiscalità agevolata per le imprese che intendono investire”. “Anche il commercio”, il commento di Cioni, “segue un trend negativo, in una provincia fortemente penalizzata dall'emergenza sisma. E' necessario mettere in campo strumenti di accompagnamento che, sulla scorta del bando Fare centro, incentivino l'apertura di nuove attività e il reinsediamento nei centri storici”.
EFFETTO SISMA SUL LAVORO. Nel corso della riunione, i sindacati hanno fornito i dati relativi all'effetto-sisma e alla crisi occupazionale: in tre anni, in provincia dell'Aquila, si sono persi 16mila posti di lavoro. Nel 2008 l'export, in provincia, rappresentava il 20,5% del dato regionale. Nel 2016 la soglia è scesa al 5,6%. Nel 2012 gli occupati erano 124mila. Al 31 dicembre 2014 il dato è sceso a 107mila (-17mila occupati); a fine 2015 è salito di pochissimo, a 108mila. “Quello che sta accadendo all'Aquila”, hanno detto Trasatti, Sangermano e Ciuca, “è un caso unico in Italia e come tale va trattato. Non si può pensare di utilizzare strumenti ordinari. Il territorio vive una fase particolare che necessita di una strategia mirata e di specifiche misure di accompagnamento”.
Redazione Independent

giovedì 02 marzo 2017, 10:56

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