Cavidotto Pescara-Tivat, assemblea pubblica a Portanuova

"Manifesteremo il nostro dissenso - annuncia Lorenzo Valloreja - e chiederemo l’intervento, questa volta a gamba tesa, della politica"

Cavidotto Pescara-Tivat, assemblea pubblica a Portanuova

CAVIDOTTO, INCONTRO A PESCARA PORTANUOVA. Tutto pronto per una nuova assemblea pubblica contro la costruzione del cavidotto Tivat-Pescara, che sarà realizzato da Terna spa. L'incontro si svolgerà oggi pomeriggio alle ore 17 presso l’Istituto Comprensivo n. 2 di Pescara “Ilaria Alpi”, in via Cerulli 15 (traversa di via d'Avalos). Siamo nel cuore di Portanuova, quartiere dove dovrebbe essere localizzato l'approdo italiano del cavidotto montengrino. Uno degli obiettivi dei cittadini è di rendere organica la protesta, creando sinergia tra i vari comitati. Da alcuni giorni, infatti, si sta pensando addirittura alla costituzione di un unico gruppo "Abruzzo contro Terna".

PERCHE' CI SI OPPONE. Coloro che si oppongono al progetto ritengono che si debba fare luce su quanto sta realmente avvenendo, per dare all'opinione pubblica quella che ritengono essere la vera informazione. Il cavidotto, come anche l'elettrodotto Villanova-Gissi, è un'opera molto temuta dai cittadini perché si sostiene che, per come è stata congegnata, possa avere ripercussioni negative sull’intero territorio dell’area metropolitana Chieti–Pescara, sia a livello ambientale sia paesaggistico ed economico. A coordinare i lavori sarà il presidente di “Nessuno Tocchi il Nostro Futuro”, Lorenzo Valloreja (foto). Questo Comitato vanta di essere stato il primo a denunciare, nel 2009, l’illogicità usata dal Ministero dello Sviluppo Economico nel voler realizzare l’interconnessione ad alta tensione Tivat–Pescara–Cepagatti–Gissi–Larino–Foggia.

"Manifesteremo il nostro dissenso - annuncia Valloreja - e chiederemo l’intervento, questa volta a gamba tesa, della politica. I 5 milioni di euro dati a Pescara per il giusto ristoro sono già terminati - in parte utilizzati per risolvere il problema fognario di Portanuova che ahimè però è rimasto tale e quale a prima ed in parte assorbito dai debiti comunali - tuttavia l’opera è di lì da venire e quindi ci siamo venduti per un pugno di mosche. Nessuno può venire in casa nostra e sfrattarci così, perché questo stanno facendo".

La sentinella ambientale

lunedì 29 dicembre 2014, 10:42

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