Ilva. Braccio d'acciaio col Governo: 1400 operai a casa

La reazione del Gruppo Riva al sequestro di 916 mln per disastro ambientale. Cgil: «Commissariamoli»

Ilva. Braccio d'acciaio col Governo: 1400 operai a casa

IL GRUPPO RIVA NON ACCETTA IL SEQUESTRO DI 916 MILIONI E METTE SOTTO SCACCO IL NORD. Il sequestro predisposto dal gip di Taranto Patrizia Todisco, connesso alla vicenda del disastro ambientale causato dall'ILVA, dei beni del gruppo per 916 milioni di Euro, di cui oltre 45 milioni di disponibiltà liquide nei conti correnti, non è stato privo di conseguenze sgradevoli. Il gruppo ILVA acciaio in risposta al sequestro ha disposto la chiusura di 7 stabilimenti al nord mandando a casa oltre 1400 addetti. L'azienda si giustifica sostenendo che il blocco degli impianti "è un atto dovuto dopo il provvedimento del gip" e "non una scelta aziendale".

IL RESPONSABILE DELLA SIDERURGIA CGIL:CHIEDIAMO IL COMMISSARIAMENTO DI TUTTO IL GRUPPO ILVA. Per Maurizio Landini, segretario della Fiom-CGIL, invece "La scelta di mettere in libertà più di 1400 lavoratori è un atto di drammatizzazione inaccettabile, perché scarica sui dipendenti responsabilità non loro". In sostanza per la famiglia Riva, a cui fanno capo le aziende messe sotto sequestro, l'aver mandato a casa i dipendenti è la diretta conseguenza del provvedimento della procura tarantina. Analogamente, quando la procura del capoluogo ionico ordinò la chiusura di alcuni impianti dell'ILVA, per disastro ambientale, ci vollero due decreti ministeriali definiti "salva ILVA", che, consentendo all'azienda la riapertura degli impianti sotto sequestro, permisero anche il rientro delle maestranze in fabbrica con tutte le conseguenze però sull'inquinamento ambientale ampiamente documentate.

IL SINDACATO USB CHIEDE LA NAZIONALIZZAZIONE DEL GRUPPO. Fabrizio Tomaselli del sindacato autonomo USB invece, chiede di procedere al sequestro, alla requisizione e alla nazionalizzazione di tutte le proprietà dei Riva. La richiesta dell'USB non è in contrasto con la Costituzione che anzi all'art 41 afferma che l'iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità dell'uomo.

IL MINISTRO ZANONATO NON ESCLUDE UN COMMISSARIAMENTO DI TUTTO IL GRUPPO. Anche per questo altro sequestro il ministro Zanonato sta pensando ad una ipotesi di commissariamento del gruppo. Il problema dei 1400 lavoratori, una volta parzialmente risolto con la messa in cassa integrazione, non deve far passare in secondo piano quello produttivo. Infatti secondo Squinzi, il presidente di Confindustria , con la chiusura dei 7 stabilimenti "si rischia di uscire dai settori strategici come l'acciaio, la meccanica, la componentistica, non certo per mancanza di ingegno e capacità, ma per mancanza di materia prima da lavorare". Secondo quando riferisce il giornale della confindustria il Sole 24 Ore "lo stop della produzione siderurgica oltre ai 1400 esuberi diretti, la fermata degli impianti coinvolge un indotto che vale 1,8 miliardi".

Clemente Manzo

domenica 15 settembre 2013, 12:50

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