Bentornato Francesco

L'elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio visto con gli occhi di un papà che si chiama come il Pontefice

Bentornato Francesco

E' FINALMENTE TORNO' FRANCESCO. Il 13.03.2013 sembrava essere una di quelle giornate tipiche di marzo. Ti svegli al mattino con il cielo blu, il pomeriggio quel blu vira bruscamente verso il nero e la sera torni a casa in macchina con il tergicristallo acceso e la spia della benzina che ardentemente ti chiede di rivolgergli almeno uno sguardo. Come sempre stanco, dopo una giornata piena di lavoro, accendi l’autoradio. Giri a caso, cercando un po’ di sollievo nella musica, ma la ricerca subisce un’interruzione improvvisa. Delle grida di folla, la cui intensità e durata interminabile fanno prevedere un’annunciazione, fanno ritrarre istintivamente la tua mano dallo stereo. Poi qualche secondo di inverosimile silenzio cui segue una stanca litania in latino e dopo la pronuncia di un nome: FRANCESCO. Mentre l’auto avanza e la città si allontana nel retrovisore non puoi fare a meno di tremare. Il nuovo Papa, il Cardinale argentino Jorge Mario Bergoglio, ha deciso di rivestire il suo nome di Pontefice con quello del "Re degli ultimi": Francesco, il figlio del negoziante di stoffe pregiate che scegliendo di vivere con una tunica di povero panno ha cambiato il corso della storia della chiesa di Roma.


PENSI AD UN FUTURO MIGLIORE. La poesia di questo giorno, che sembrava voltare al termine senza sussulti, comincia da qui, dal risuono di un nome che non solo ami ma porti addosso. Rallenti un po’ per sentire meglio questa voce dolce che si diffonde nell’aria, sembra così familiare. Quest’umile uomo argentino apre il suo papato domandando la benedizione al popolo, e chiede di rimanere in silenzio. Pensi che ci sono sempre troppe parole sulle nostre labbra e che pregare significa esattamente rimanere in silenzio .Pensi un sacco di cose: A tuo padre che quel nome fortemente ha voluto per te, alla pagina da scrivere, che mai un uomo ha coniugato nella propria vita l’obbedienza scrupolosa al vangelo e la libertà più assoluta alla gerarchie vaticane come il Santo D’Assisi, che hai ancora cinque minuti per pensare o magari pregare, il tempo rimasto per arrivare a casa. Ora sei già davanti la porta e di parole giuste e preghiere, come sempre, non ne hai trovate. Apri e tua figlia correndo ti viene incontro e ti chiama “papa”. Scoppi a ridere pensando che la purezza di un fanciullo, che non conosce ancora le regole grammaticali degli accenti, mi aiuta a trovare il significato di questo 13 di marzo del 2013: d’ora in avanti non sarai più l’unico Papa Francesco su questa terra.

 Francesco Mimola

 

giovedì 14 marzo 2013, 09:21

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