Balenotteri spiaggiati, la Capitaneria: «Stiamo facendo il possibile»

Quattro dei sette cetacei sarebbero già morti. Uno ha ripreso il largo: si sta cercando di salvare gli altri

Balenotteri spiaggiati, la Capitaneria: «Stiamo facendo il possibile»

ORE DISPERATE PER I BALENOTTERI SUPERSTITI. Quattro balenotteri - e non capodogli come si pensava in un primo momento - sono purtoppo deceduti. Uno ha ripreso il mare e si sta cercando disperatamente di salvare gli altri due superstiti. E' questo il bilancio dell'incredibile scoperta di alcuni surfisti che, per primi, hanno notato il branco di cetacei che si era spiaggiato nella riserva di Punta Penna, a Vasto, uno dei luoghi più belli d'Abruzzo.


LA MACCHINA DEI SOCCORSI. Il comandante della Capitaneria di Porto di Vasto, Tenente di Vascello Giuliano D'Urso ha assicurato che si sta "facendo il possibile per salvarli" ma "non è un'operazione semplice". Oltre ali militari della Capitaneria anche i veterinari della Asl di Chieti che stanno coordiando l'interveno ma si attende l'arrivo degli esperti del Centro Nazionale Cetacei di Padova e mentre il Nucleo Sommozzatori della Protezione Civile di San Benedetto è già sul posto. "Abbiamo delineato l'area con un cordone di sicurezza - ha spiegato D'Urso - perché i cetacei devono essere mantenuti calmi senza subire ulteriori stress". 

SMARGIASSI: COLPA DELL'AIR GUN. Secondo il consigliere regionale Paolo Smargiassi, che si è recato sul posto per una testimonianza diretta la responsabilità sarebbe dell'AIR GUN. "Si tratta di un evento fuori dal comune - dice Smargiassi - che assomiglia a un fenomeno, di proporzioni ancora più tragiche, avvenuto nel 2008 in Madagascar: oltre cento balene si spiaggiarono sulle coste del nord est dell'isola. A 50 chilometri di distanza la Exxon-Mobit aveva eseguito operazioni di air-gun, una tecnica sismica di riflessione impiegata per individuare giacimenti petroliferi. Senza andare geograficamente così lontani ricordo - sottolinea il "grillino" - i sette capodogli spiaggiati e morti a Peschici nel dicembre del 2009 e, sempre in provincia di Foggia, il recentissimo episodio del piccolo delfino arenato a Marina di Lesina lo scorso 27 agosto". Come spiega la prof. Maria Rita D'Orsogna, l'air-gun consiste in “spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito. "Ecco cosa sta succedendo anche nel nostro mare Adriatico, con la petrolizzazione di Ombrina Mare e Rospo Mare. Noi non siamo scienziati - conclude - e non possiamo arrogarci il diritto di dirlo con certezza, ma da semplici cittadini ci sembra legittimo avere il dubbio che esista un collegamento fra la petrolizzazione e uno spiaggiamento così anomalo di cetacei, che come è noto usano un sistema di ecolocalizzazione basato sui suoni per orientarsi".

Redazione I.

venerdì 12 settembre 2014, 13:28

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