'Bad Boys' della Movida arrestati per rapina, pestaggi e knock-out game

Il più giovane non ha ancora compiuto 14 anni, il 'più anziano' ne ha 19. Sgominata la gang che ha terrorizzato per mesi coetanei sul Lungomare di Pescara e non solo

'Bad Boys' della Movida arrestati per rapina, pestaggi e knock-out game

MOVIDA VIOLENTA : ARRESTATI DUE GIOVANSSIMI PER RAPINA E KNOCK-OUT GAME. Il più giovane non ha ancora compiuto i 14 anni di età, il più “anziano” di anni ne ha 19, anche loro frequentatori della movida pescarese, quella che tutti i fine settimana, e non solo, anima la zona della riviera e del centro cittadino, presi d’assalto da chi, per lo più giovani e giovanissimi, è in cerca di svago e divertimento dopo una settimana di studi o di lavoro. Ma non tutti, a quanto sembra, sono lì per divertirsi. Non lo erano i ragazzi arrestati questa mattina dalla Squadra Mobile e dalla Compagnia Carabinieri di Pescara, accusati a vario titolo di rapina, estorsione, ricettazione, minacce aggravate e porto abusivo di armi.

CHI E' COINVOLTO. Nell'operazione sono stati coinvolti il 17enne A.L. e il 14enne S.D., entrambi di Pescara. Insieme a loro è stato segnalato un 13enne che, tuttavia, non è imputabile. Il più grande dei due arrestati, inoltre, è stato anche indagato in stato di libertà, insieme ad altri quattro maggiorenni (di età compresa tra i 18 e i 19 anni), per una serie di aggressioni e pestaggi avvenuti sulla riviera di Pescara nella notte del 28 giugno 2015.

GLI EPISODI CRIMINALI CONTESTATI. La sera del 28 giugno 2015, sul Lungomare Nord di Pescara, si sono verificate una serie di aggressioni da parte di alcuni giovani che si erano divertiti ad assalire e malmenare con le modalità tipiche della perversa e pericolosa pratica del Knock-out Game, anche con l’utilizzo di caschi come armi contundenti, ignari cittadini che passeggiavano. Più di un testimone, infatti, avava raccontato che il branco si esaltava al grido di “KO!” ogni volta che qualcuno, improvvisamente e senza alcun motivo, veniva colpito e buttato a terra. Quella sera, difatti, tre giovani erano stati costretti a fare ricorso alle cure dei sanitari per le ferite subite, riportando prognosi comprese tra i sette e i quindici giorni.  Alla vista delle Volanti, nel frattempo allertate da numerose chiamate, il gruppo si era disperso dandosi alla fuga, tutti tranne uno, Francesco Parolise,18 anni, colto in flagranza e subito arrestato.

LE INDAGINI DEI CARABINIERI. I fatti accaduti quella notte sono diventati oggetto di una più approfondita indagine che ha permesso, dopo l’escussione di una serie di testimoni, non tutti pienamente collaborativi per la verità, di identificare e denunciare gli altri cinque componenti del branco (oltre al soggetto arrestato), tra cui, come già detto, il 17enne A.L. Alcuni giorni dopo, nella notte tra il 19 e il 20 luglio scorso, si è presentato presso l’ufficio denunce della Questura un ragazzo di sedici anni, accompagnato dal papà, per riferire che, mentre si trovava nei pressi di uno stabilimento balneare della riviera nord, era stato aggredito e picchiato da alcuni giovani, tutti armati di coltelli. Il giovane ha precisato che il motivo dell’aggressione era del tutto futile poiché uno dei ragazzi, poi identificato nel diciassettenne A.L. oggi arrestato, da qualche giorno lo aveva accusato ingiustamente di aver molestato la sua fidanzata. In realtà, era da tempo noto che A.L., ed il gruppo dei suoi amici, si comportavano da bulli, girando armati di coltelli e divertendosi a molestare e minacciare coetanei per le più assurde banalità, seminando il panico. Peraltro, proprio mentre la vittima si trovava ancora in questura, aveva ricevuto una chiamata da un amico il quale, con voce concitata, gli chiedeva di non sporgere denuncia perché lo stesso gruppo di bulli lo aveva appena aggredito, rapinato e minacciato utilizzando un coltello.

"UN DELIRIO DI ONNIPOTENZA". I carabinieri riferiscono che il gruppo di bulli stava vivendo un periodo delirante. "Si sentivano intoccabili  - spiega il capitano Claudio Scarponi - forti della consapevolezza del timore che erano riusciti ad ingenerare nei loro coetanei con l’uso indiscriminato della violenza di gruppo, rafforzato dallo spregiudicato possesso di coltelli, i due giovanissimi proseguivano la loro estate di violenza specializzandosi nella consumazione di reati e, in particolare, di rapine".

RAPINATE DUE RAGAZZINE IN CORSO UMBERTO. Un altro gravissimo episodio contestato alla baby gang la rapina commessa, nella centralissima Corso Umberto, poco dopo le 9 del mattino, a due ragazzine appena sedicenni. Avvicinate da A.L., insieme ad un altro giovanissimo bad boy, hanno estratto un coltello puntandolo alla gola per impossessarsi del contenuto della sacca da mare: pochi euro, oltre ai telefoni cellulari delle adolescenti. Terrorizzate, le vittime sono tornate a casa e qui hanno trovavato il coraggio di denunciare ai Carabinieri di Cepagatti e Pianella la terribile esperienza appena vissuta. Grazie alla loro collaborazione, anche in questo caso è stato possibile identificare almeno uno dei protagonisti con certezza.

UNA GIOVANE VITA CRIMINALE. La notte del primo agosto una patuglia dei carabinieri ferma il 17enne A.L. intorno alle 5 del mattino mentre è a bordo di uno scooter poi risultato rubato. Il ragazzino aveva con sè anche un coltello di 20 centimetri, tenuto nella cinta dei pantaloni, e perciò denunciato per ricettazione e porto abusivo di armi. Ma la folgorante carriere criminale del giovane si è però conclusa il pomeriggio del 5 agosto quando, dopo avere aggredito una donna nel parcheggio della Golena Sud a Pescara, è stato arrestato dai carabinieri. In questa circostanza è stata fondamentale la collaborazione della vittima che, nonostante la brutale aggressione, è riuscita anche a difendersi ed a fornire tutte le indicazioni possibili agli inquirenti. A.L. veniva così arrestato in flagranza per il reato di rapina e ristretto presso il Centro di Prima Accoglienza di L’Aquila.

CROLLA IL MURO DI PAURA E OMERTA'. L’eco avuto dal suo arresto ha permesso di abbattere il muro di omertà eretto sulla paura che aveva protetto le malefatte dei due rapinatori: ai Carabinieri, poco dopo, si sono presentati due 16enni i quali hano raccontato di un ulteriore colpo messo a segno, questa volta dal S.D. con altro complice al momento non ancora identificato, il 19 luglio scorso, in via Gioberti. In quella circostanza i due adolescenti, seduti tranquillamente a parlare sui motorini, erano stati minacciati col coltello per farsi consegnare i portafogli con dentro qualche euro.

LE MISURE CAUTELARI EMESSE DALLA PROCURA. Alla luce degli elementi raccolti da Polizia e Carabinieri, su richiesta del P.M., dr. Antonio Altobelli, il G.I.P. presso il Tribunale per i Minorenni di L’Aquila, dr. Alessandro Giordano, metteva la parola fine a quasi due mesi terrore vissuti da giovani e giovanissimi in centro e lungo la riviera, disponendo per A.L. la misura cautelare della custodia in carcere presso un Istituto Penale Minorile e per S.D. la misura cautelare del collocamento in comunità.

Redazione Independent

venerdì 11 settembre 2015, 11:07

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