2012 - III° Guerra mondiale

Se il 2011 è stato un anno terribile, quello venturo cambierà la storia per sempre. Un Governo invisibile, senza divisa, è il nostro nemico

2012 - III° Guerra mondiale

2012: III° GUERRA MODIALE - "Il 2011 è stato un anno terribile. Il 2012 sarà un anno tragico.  L’era della prosperità sta volgendo al capolinea, portandosi via con se la democrazia, le libertà e la dignità. I problemi sociali si aggraveranno, segnando definitivamente la fine di un modello economico, culturale, sociale e politico fallimentare.

Tutto sta  mutando velocemente, ciò che fino a ieri era impensabile oggi è plausibile. Ciò che ora è improponibile, diventerà domani auspicabile. I programmi, i desideri delle persone dovranno mutare rapidamente, configurare il domani non è più un sogno ma un incubo. L’avvenire un dilemma, un salto nel buio. Volenti o nolenti, saremo costretti a rimodellare completamente il nostro modo di vivere sia come singole identità sia come gruppi sociali.

Se, invece di passare il nostro tempo libero davanti alla TV, guardassimo qualche volta anche fuori dalle nostre finestre percepiremmo l’atmosfera belluina che ci circonda.

Il nostro paese sta bruciando tra le fiamme. Le nostre periferie sono lasciate in condizioni disumane, le condizioni dei nostri ospedali farebbe rabbrividire anche i cittadini del Burundi, la generale  regressione della cultura è mortificante,  il degrado delle carceri indegno di un paese civile.

Il lavoro poi, elemento costitutivo della nostra “Repubblica”, è ormai merce rara e, spesso quando c’è, venduto a condizioni brutali. Le persone prive di sicurezze economiche, lasciate sole all’interno di un sistema impietoso, sono sempre più stanche, impaurite, affamate, angosciate, nervose e aggressive.

UN NEMICO INVISIBILE - Non accorgersi della presenza di questo disfacimento è una responsabilità gravissima. Non intuirne le conseguenze è un crimine. Per la prima volta nella vita di molti di noi, cresciuti nella pace e nel benessere, stiamo vivendo un conflitto mondiale, una guerra.

Diversa, però, da tutti i conflitti studiati fin oggi sui libri di scuola,  raccontataci dai nostri nonni, intravisti sugli schermi televisivi in qualche paese lontano. Non confinata sui campi di battaglia. Il nemico non indossa uniformi militari. Non siamo chiamati, infatti, come i nostri bisnonni, partire e morire in terre fredde e lontane come nel 15-18. Non suoni di sirene che ci svegliano nel cuore della notte avvertendoci di bombe che piovono sulla testa come nel secondo conflitto mondiale, né soldati pronti a stanarci nelle case come nelle guerre civili.

L’orrenda macchina dell’annientamento sociale, dello sterminio dell’etica e della cultura non utilizza aerei, non imbraccia fucili, non utilizza armi nucleari o batteriologiche. Se servisse sono sicuro non si farebbe scrupolo di utilizzarle, non  ne ha però, ancora bisogno.

Gli basta continuare a imporci ancora l’improponibile, giustificare  l’imperdonabile.

Solo sentire questa parola, G U E R R A, dovrebbe farci tremare le gambe, dovrebbe imporre agli intellettuali di mostrare la realtà, di dire la verità e smettere di fare pacate riflessioni a pagamento nei salotti televisivi, consigliare i nostri politici di ritirarsi nel loro mondo comodo e dorato e favorire il rinnovamento di una classe dirigente obsoleta e lestofante. Obbligare i governi tecnici a direzionare le loro scelte dal basso verso l’alto e non colpire sempre gli ultimi della scala sociale (Pensionati, giovani, immigrati e lavoratori). Alle Banche di non immischiarsi nelle democrazie e ai petrolieri di invadere paesi solo per accaparrarsi l’oro nero.

Ma non sarà cosi. Niente cambierà.

Il conflitto allora inevitabilmente porterà le persone nelle strade e nelle piazze e la colpa sarà di chi continua a nascondere la verità. Di chi assesterà il colpo finale all’assistenza sanitaria pubblica svendendola magari a qualche solerte e cattolicissimo altro Don Verzè. Di chi vuole destrutturare le identità dei nostri figli annientando l’istruzione pubblica mettendola definitivamente al servizio del potere. Di chi corrode le libertà personali sostenendo che la competitività e più importante della dignità umana. Di chi vuole ridurci i mezzi di sussistenza fino a sfinirci. Di chi aumenta la pressione fiscale fino a strangolarci. Di chi spinge il processo disintegrativo fino a volerci corrodere i neuroni.

Chi continuerà ad imporci tutto questo si assumerà la responsabilità della rivolta popolare. Abbiamo osservato come i nostri fratelli africani in Egitto, in Tunisia, in Libia ed ora in Siria abbiano detto basta a governi dittatoriali che soffocavano qualsiasi speranza di libertà.

Coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica renderanno inevitabile una rivoluzione violenta".

 

Francesco Mimola